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Il pesce nell’alto Adriatico, tra eccellenze e rischi

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Secondo i dati raccolti dall’Istat nel 2009 il mercato del pesce nella zona Alto Adriatica ha risentito di una diminuzione rispetto agli anni passati del valore delle esportazioni, con un negativo di oltre 150 milioni di euro rispetto alle importazioni. Il totale delle importazioni è di 330 milioni, di cui il Veneto incide per il 66,3% (218,4 milioni), seguito dall’Emilia Romagna con il 16,8% e dal Friuli con il 10,9%. Il valore delle esportazioni si attesta sui 180 milioni di euro di cui il 39,1% viene esportato dalla sola Croazia, seguita dal Veneto con il 25,7% e l’Emilia Romagna con il 20,8%, fanalino di coda il Friuli Venezia Giulia con la sola quota del 14,5%.

Ogni 28 chilometri della costa italiana c’è un punto di acqua inquinata, questi sono i dati raccolti da Goletta verde 2016, la campagna estiva di Legambiente. Dei 265 punti monitorati da questa indagine il 52% è risultato inquinato, di cui l’88% in prossimità di foci di fiumi, canali e scarichi che depositano sulle acque della nostra zona batteri fecali. La metà di questi punti si trova addirittura in prossimità di spiagge, dove la presenza di questi batteri può provocare malattie alle famiglie in vacanza soprattutto se c’è la presenza di bambini. Nell’alto Adriatico la condizione migliore si registra in Veneto.

Mappa inquinamento dell’acqua nelle coste dell’alto Adriatico, Goletta verde, 2016

Come è osservabile la nostra zona risulta fra le più pulite dell’Italia, con soli 2 punti inquinati oltre i limiti. Il problema c’è se osserviamo la grande quantità di pesce che importiamo dalle altre regioni italiane, in particolare quelle della costa Adriatica. E’ sufficiente scendere sotto l’Emilia per accorgersi di quanto sia inquinata l’acqua. Questo fattore ha grandi ripercussioni sulla qualità del pesce che mangiamo. Da un’analisi dell’EPA, un’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente, si è scoperto che i pesci di acqua dolce che vivono in acque inquinate contengono tracce di mercurio, un elemento pesante che può danneggiare irreversibilmente i nostri reni. I pesci di acqua salata invece presentano residui di metalli pesanti o bifenili policlorurati (PCB), sostanze chimiche molto tossiche e cancerogene.

L’elevata percentuale di pesce che noi importiamo non proviene dalle nostre zone ma da migliaia di chilometri dall’Italia. La maggior parte proviene da oltreoceano: una volta pescato, il pesce viene sottoposto a tecniche conservative e poi spedito in Italia, raggiunta la destinazione viene sottoposto a trattamenti di rifinitura prima di essere smerciato. È la nuova norma dell’unione Europea a permetterlo e dice così: “è sufficiente che l’ultima fase di lavorazione avvenga in un paese comunitario per essere riconosciuto come pesce europeo”. In questo modo è sufficiente che la casa madre risieda nell’unione Europea per poter vendere il pesce pescato in tutto il mondo in Europa. Per riconoscere la provenienza del pesce al momento dell’acquisto è necessario sapere la divisione delle zone FAO di pesca, riportate nelle etichette con cui viene venduto.

Zone FAO di pesca

Per importare il pesce dall’estero bisogna prendere delle precauzioni sulla conservazione e la freschezza. Per risolvere questo problema i venditori incorrono nell’utilizzo di conservanti, generalmente solfiti, che sono consentiti per legge. Il trucco più comune è l’utilizzo di acqua ossigenata, che viene impiegata per “sbiancare” il pesce.

Per capire la situazione locale, L’Intervallo ha intervistato un imprenditore ittico di Jesolo, da oltre 40 anni nel settore.

Come si fa fronte alla grande richiesta di pesce da parte del mercato?

Noi piccoli impresari possiamo solo continuare a pescare il pesce e a rivenderlo nel nostro mercato. Oggi molte persone creano allevamenti massivi dove si allevano grandi quantità di pesce.

Diretta conseguenza dell’inquinamento dell’acqua è lo svuotamento di molte zone di pesca, ciò ha causato una proliferazione degli allevamenti ittici “cui aziende e governi ricorrono sempre più spesso per trovare un’alternativa all’impoverimento o all’esaurimento degli stock delle specie ittiche”.

Acquacoltura in mare aperto

Grazie a questi incentivi l’acquacoltura (allevamento di pesci in luoghi controllati) è cresciuta esponenzialmente contribuendo all’inquinamento dell’acqua. Un esempio ne è il salmone da allevamento, che contiene livelli di diossina più alti rispetto al salmone selvatico. La causa di ciò è data dal cibo che viene fornito ai pesci negli allevamenti intensivi, farina e olio di carne, mangimi con concentrazioni di contaminanti e cancerogeni. La carne derivata da questo pesce risulta grassa perché il pesce, immerso assieme ad altre migliaia di esemplari in una sola vasca, non si muove e risulta particolarmente fragile, per ovviare a questo problema gli vengono somministrati antibiotici. D’altronde il pesce che il mare ci offre non è illimitato e di sicuro non soddisfa l’enorme richiesta del mercato. Gli allevamenti massivi non sono da sé pericolosi e se allestiti seguendo le norme imposte dalla legge offrono una soluzione all’aumentare della domanda.

Cosa rappresenta il pesce per lei?

Rappresenta le mie origini, la mia cultura di vita, la zona in cui vivo, il mio lavoro

Da quando fa il suo lavoro il costo del pesce e la sua qualità sono sempre rimasti fissi o sono variati negli anni?

La qualità del pesce del Mediterraneo è considerata una fra le più alte nel mondo, il prezzo purtroppo ha prospettive di crescita perché non ce n’è più a sufficienza. La richiesta sta aumentando e l’inquinamento dell’acqua influisce sulla qualità e sul prezzo del pesce

Ciò come ha inciso sul suo lavoro?

Non ha inciso, ci si è dovuti adattare, soprattutto alle diverse esigenze dei clienti. Ho sempre lavorato col pesce tipico delle nostre zone cercando di far conoscere le nostre origini, la nostra vita

Il pesce pescato proviene sempre dalle nostre zone?

Sì, non sono stati abbandonati i nostri luoghi. In caso di mancanza di pesce si va a pescare nei territori vicini. Purtroppo data la carenza di pesce si è costretti a importare pesce dall’estero, anche dal Marocco. Sempre maggiore è la presenza di allevamenti massivi per motivi legati allo svuotamento delle nostre acque”

I gusti e le abitudini dei clienti sono cambiati?

Sì, anche di mese in mese. Oggi c’è questo problema della televisione e dei social media per cui tutti si sentono cuochi. I gusti come ho già detto cambiano di mese in mese, sembra una moda, un mese un piatto il mese dopo un altro

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