Ingegneria ambientale: ecco perché considerarla nella scelta dell’università

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L’ingegneria è una disciplina che applica conoscenze e risultanti forniti dalle scienze come fisica, matematica e chimica, e fornisce risposte tecnologiche alle diverse necessità e alle più varie problematiche. Per questa ragione è un campo di studi molto vasto e articolato, così come vasti e articolati sono anche i suoi indirizzi di studio.

I più conosciuti e ambiti sono con grande probabilità quelli di ingegneria meccanica, edile e informatica. Potrebbero invece essere sfuggiti all’attenzione di un giovane studente nell’atto di valutare un possibile proseguimento di studi universitari alcune facoltà meno conosciute, ma altrettanto importanti e di interesse come quella di ingegneria ambientale.

A questo proposito abbiamo intervistato un esperto del settore: l’ingegner Lorenzo Franchi.

Lorenzo Franchi.

Innanzitutto ci parli di lei, quale percorso di studi ha intrapreso e per quale motivo?

Il mio percorso di studi è iniziato con il liceo classico, più precisamente il liceo classico Don Bosco, dove ho studiato all’interno di un progetto sperimentale nel quale l’ideatore si prefiggeva di integrare, all’interno di un liceo classico, le discipline tipiche di un liceo scientifico. Erano previste, perciò, un importante numero di ore di materie scientifiche, che mi permisero di mettere il naso in questioni di matematica, fisica e, in particolare, chimica che avrei poi ritrovato nell’ambito dell’ingegneria ambientale.

Nella scelta dell’università ho deciso per esclusione: avendo liquidato dal principio medicina e giurisprudenza(che, però, dovetti riaffrontare nella mia carriera lavorativa), i genitori mi spinsero a scegliere ingegneria.

Mi iscrissi perciò a ingegneria gestionale al Politecnico di Milano. Qui i primi due anni sono essenzialmente un ripasso di tutto ciò che è stato fatto al liceo, solo in modo molto più approfondito. Dal punto di vista della difficoltà, invece, per tutte le università, ma in particolare al Politecnico di Milano, i primi due anni sono micidiali: si parte circa in 300 e si arriva a fine corso mediamente in 20.

Decisi di cambiare indirizzo universitario, quando, girovagando per la biblioteca universitaria, trovai un libro(una rivista semestrale di settore) intitolato “Ingegneria ambientale” che mi suscitò grande interesse. L’articolo principale era dedicato alla depurazione dei laghi, questi considerati come sistemi dinamici nel quale erano presenti una serie di inquinanti. I laghi, poiché, differenti da fiumi e mari dal punto di vista dell’idrodinamica fluviale, necessitavano di una modalità di approccio al problema completamente diversa da tutti gli altri sistemi. Lessi l’articolo con grande interesse e da li decisi di cambiare indirizzo e passare a ingegneria ambientale(sempre all’interno del Politecnico di Milano).

Gli esami che caratterizzano questo tipo di ingegneria, ad eccezione dei primi 2/3 anni identici per tutti gli indirizzi, sono specifici a seconda del settore di intervento, per esempio: bonifica dei siti inquinati per quanto riguarda l’elemento terra, oppure il trattamento degli affluenti gassosi per l’elemento aria. Per quanto riguarda l’acqua erano previsti due esami su trattamento acque di approvvigionamento e trattamento acque di rifiuto. Infine gestione degli inceneritori per quanto riguarda il fuoco. Quattro elementi per un totale di 30 esami circa, di cui 4 particolari per delineare la propria specializzazione.

In cosa consiste pertanto, l’ingegneria ambientale? E di che cosa si occupa l’ingegnere?

Si può dire che l’ingegneria ambientale, e di conseguenza l’ingegnere, si occupa di tutte le modalità che servono a trattare rifiuti e disinquinare acque e aria, ovvero fare in modo che tutti gli elementi che sono entrati in un processo produttivo possano ritornare in natura in uno stato il più possibile simile a quello con cui sono entrati. Tutto ciò, dal momento che un’area si può dire inquinata, qualora presenti concentrazione di sostanze diverse dall’inizio. Essenzialmente anche un’acqua zuccherata si può definire inquinata, ed è compito dell’ingegnere trovare un metodo, il più efficace possibile, per rimuovere lo zucchero.

Quali sono state le sue principali esperienze lavorative come ingegnere ambientale?

Il mio primo impiego è stato in un impianto di trattamento di rifiuti industriali(pericolosi e non) a San Vito al Tagliamento. Qui, avevo il compito di trarre, dai rifiuti industriali, dei prodotti da mettere in vendita sul mercato come cartone, plastica, ferro ecc… avendo a disposizione una serie di macchinari che consentivano la selezione manuale e meccanica dei rifiuti. In generale,un ingegnere ambientale che lavora presso un’azienda strutturata, deve occuparsi anche di qualità e sicurezza. La sicurezza divenne poi il mio incarico principale nei lavori successivi.

Ho lavorato poi in uno studio di consulenza che si occupava sostanzialmente di sicurezza e medicina del lavoro, al cui interno ho apportato anche l’aspetto della consulenza in ambito ambientale, rendendolo ancora più forte nel proporsi.

Con un concorso alla provincia di Udine sono poi entrato nell’amministrazione pubblica con la possibilità di creare da zero un ufficio che si occupasse delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera delle aziende.

Di cosa si occupa attualmente?

Attualmente lavoro all’interno dell’amministrazione regionale, qui mi occupo di realizzare opere di ingegneria naturalistica e idraulico forestali in montagna, oltre alla salute e sicurezza come responsabile dei 200 operai che realizzano queste opere, sono perciò entrato nella branca dell’ingegneria ambientale dedicata al rischio idrogeologico”.

Consiglia a uno studente il percorso universitario da lei intrapreso, in particolare la scelta della facoltà di ingegneria ambientale?

Se a uno studente interessa l’ingegneria o ha voglia di immaginare qualcosa di nuovo dal punto di vista tecnologico, l’ingegneria fornisce un’ottima occasione per farlo, dal momento che permette di comprendere qual è lo “stato dell’arte”, ovvero le tecniche e la tecnologia disponibile in un determinato settore, e da li fare un passo avanti.

Dal punto di vista lavorativo, l’ingegneria ambientale può dare un sacco di prospettive lavorative, oltretutto si può dire che qualità, sicurezza e ambiente, di cui ho parlato prima, stanno diventando elementi sempre più preponderanti nell’attività di un azienda ben strutturata e non possono più essere affidati a una sola persona, come nei primi anni della mia carriera.

C’è un ultimo consiglio che vorrebbe dare ai nostri giovani lettori?

Si, non temete se non siete sicuri del percorso di studi universitari che volete intraprendere, ci sarà praticamente sempre, nei primi tre anni, la possibilità di cambiare indirizzo. In questo gli esami sono di estrema utilità: man mano che gli affronterete capirete cos’è più adatto a voi.

Ritengo molto produttivo anche svolgere, quando avete occasione, questo esperimento: chiudete gli occhi e provate a immaginarvi nel futuro, immedesimati in ciascuna delle varie professioni che vi suscitano interesse e, prestando attenzione alle vostre reazioni, avrete un idea più chiara di ciò che vi interessa davvero.

 

 

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