Provincia con la “p” minuscola

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L’accesa discussione che ha avuto luogo nel Friuli Venezia Giulia riguardo l’abolizione delle province è stata ormai messa a tacere. La legge regionale n.20 del 9 dicembre 2016, ha decretato definitivamente la loro soppressione. Le prime ad essere andate incontro al loro truce destino sono state Pordenone, Trieste e Gorizia, alle quali seguirà Udine nell’aprile del 2018. Se ne è quindi parlato molto a livello burocratico, ma cosa ne pensano realmente i cittadini della Destra Tagliamento?

 

 

Si può notare che le opinioni sono molto discordanti: c’è chi pensa che la provincia sia da potenziare, chi afferma che è sostituibile dai Comuni e addirittura chi non ne sa nulla. È quindi chiaro che le funzioni ricoperte dai vari enti locali non sono note a tutti; per analizzare  meglio le funzioni ricoperte dai vari enti abbiamo chiesto l’intervento di chi questo cambiamento l’ha vissuto in prima persona: l’ex sindaco Claudio Pedrotti e quello attuale Alessandro Ciriani. Pedrotti è stato l’ultimo presidente della Provincia, quando era già un ente declassato dalla riforma Delrio, mentre Ciriani è stato l’ultimo presidente dell’ente nella sua forma piena.

Le province possedevano competenze, esclusive o condivise con Comuni e Regione, in svariati settori quali la viabilità, la gestione del territorio, lo sviluppo economico, la tutela ambientale e parte dei servizi sociali.

Nel campo della viabilità ad esempio, questo ente si occupava della costruzione e della manutenzione di strade provinciali, mentre nell’ambito dell’istruzione gestiva l’edilizia scolastica, ma anche la formazione professionale e l’offerta formativa per la scuola.

Queste competenze sono adesso in mano a Comuni, Regione e le Unità Territoriali Intercomunali (UTI), un’istituzione fondata sull’unione di più comuni per coordinare le funzioni e i servizi comunali, sovracomunali e di area vasta. In particolare attualmente le UTI presenti  sono 18 e vanno a formare un ente intermedio, in sostituzione delle province.

Claudio Pedrotti.

Ciò che sorprende è come il netto disaccordo dei Pordenonesi possa essere riscontrato anche nella figure pubbliche di riferimento: Claudio Pedrotti, intervistato da L’Intervallo, è favorevole all’abolizione, ritiene che l’ente della Provincia fosse solamente un ente intermedio superfluo, non fondamentale nella gestione o nel governo del territorio.
«Per almeno un anno e quattro mesi – spiega Pedrotti – abbiamo dimostrato che in tre siamo riusciti a gestire le stesse identiche funzioni che c’erano prima: un prima in cui a svolgere quelle mansioni erano circa duecento funzionari. Informazione di certo aneddotica, ma che centra il nocciolo della questione: siamo ancora disposti a pagare decine di impiegati in più per compiti che potrebbero svolgere funzionari a livello più locale?».
«La spesa non vale la candela – prosegue l’ex sindaco – ma anzi, l’abolizione delle province ha portato a un taglio dei costi senza generare un danno nei servizi per i cittadini. Per di più, siccome nei prossimi anni si andrà incontro ad un turnover elevato di pensionamenti in Regione e in Comune, gli impiegati dell’ente provinciale sono fondamentali per garantire il ricambio generazionale: presto le altri regioni seguiranno tale riforma, giungendo alla totale scomparsa delle province in Italia».

Alessandro Ciriani ha invece espresso un pensiero del tutto divergente: «Questa riforma è fallimentare – dichiara il sindaco di Pordenone – e ha provocato un sovraccarico delle funzioni affidate al Comune e alla Regione. Anche l’attuale vicepresidente della regione Sergio Bolzonello, che ha votato quella legge, ha ammesso che questa riforma è un bidone, quindi va cambiata. Le province,  svolgendo  un ruolo più tecnico risultano così, agli occhi dei cittadini, superflue e sono state prese di mira e utilizzate come capro espiatorio: è stato più un provvedimento per rispondere alla pace del cittadino».

Alessandro Ciriani.

Ma come mai allora, nel prendere questa decisione, la Regione non decise di coinvolgere i cittadini attraverso un referendum? Il sindaco, con i dati alla mano, afferma che il risparmio a cui era volta questa legge (circa 350 mila euro per l’eliminazione dei costi “politici”) ha in realtà generato un aumento dei costi (ancora da stimare) nei servizi che erano prima svolti dall’ente abolito e ha portato inoltre una maggiore inefficienza. Porta in esempio le strade provinciali che non solo costano di più, ma sono anche poco manutentate. Questo avviene anche per le scuole, per la sanità e per i trasporti che ora sono in mano alle UTI e alla Regione.

Uno dei vantaggi dell’ente provinciale, secondo Ciriani, era la sua capacità di finanziare attività e strutture in modo efficace, rapido e valido poiché conosceva le proprie «punte di diamante» e le proprie mancanze.
«Adesso – prosegue il primo cittadino – le eccellenze perdono la loro rilevanza di fronte alla Regione, e per ricevere finanziamenti devono superare un lungo processo burocratico. Basti pensare che prima le richieste venivano vagliate dalla provincia, che poteva renderle concrete; ora questo percorso ha una tappa in più: l’UTI,  non avendo le stesse libertà della vecchia Provincia, è costretta a rivolgersi a sua volta alla Regione».
«Prima il territorio conosceva i suoi attori in ambito sportivo, culturale, eccetera. Oggi – chiosa Ciriani – la Regione agisce come un ministero e tratta tutti nella stessa identica maniera, sbagliando, perché in realtà bisogna sapere quali sono le proprie eccellenze nel territorio per poterle trattare adeguatamente».
Per questi motivi l’attuale sindaco è sempre stato contrario a questa abolizione, anzi spera che al più presto si trovi un rimedio, magari riformando le attuali UTI.

Come per ogni nuova riforma c’è chi l’accoglie e c’è chi la critica. Oggi non è ancora possibile percepire con esattezza quali saranno le reali conseguenze di questo cambiamento. Resterà quindi da vedere se ci sarà un cambiamento di rotta o se vedremo gli effetti di questa legge nell’imminente futuro.

Cristian Curaba, Francesco Gasparotto, Massimiliano Covre, Camilla Colanero, Thomas Trevisan, Tomasi Lorenzo

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