Walter Zamuner

Walter Zamuner, l’agricoltore social dello zafferano

by

Lo zafferano, una spezia molto pregiata e costosa, dietro anche a pochi grammi si nasconde una grande mole di lavoro: dalla coltivazione del bulbo, alla raccolta degli stimmi, alla loro successiva essiccazione e lavorazione. Per parlarci meglio di questa spezia, e del suo lavoro, abbiamo intervistato Walter Zamuner, l’imprenditore e agricoltore dietro lo Zafferano di San Quirino. La sua azienda agricola nasce nel 2012 e negli anni si è ampliata sempre di più, mantenendo sempre l’alta qualità che distingue il suo zafferano. Il suo prodotto è stato utilizzato da numerosi chef e pasticceri in ricette sempre nuove e bizzarre. La sperimentazione e la condivisione sono al centro di questo insolito prodotto che vuole farsi conoscere in ogni suo aspetto.

Lo zafferano è un prodotto un po’ insolito, da cosa nasce questo tuo interesse per esso?

Onestamente sono rimasto abbagliato dai prezzi di vendita della spezia, come la maggior parte delle persone che si buttano nella coltivazione dello zafferano perché convinti di fare reddito rapidamente. In realtà le ore di lavoro dietro sono veramente tante, e l’ho notato nel passaggio dalla gestione di 2000 mq a quella di 8500 mq nel 2016.

Come hai fatto a gestire questo grande cambiamento?

Io con il fatto che ho una grande passione per la meccanizzazione nell’agricoltura sono riuscito a meccanizzare due fasi della coltivazione: la semina tramite una pianta-patate modificata e la cura delle erbacce grazie a un’attrezzatura che mi sono fatto fare da una ditta tedesca. Oltre a questo utilizzo la guida satellitare sul trattore, quindi sono decisamente molto più avanti rispetto a tante altre aziende del mio settore. Queste tecnologie mi aiutano molto a snellire la mole di lavoro anche se, come per la cura delle erbacce, per fare un lavoro più preciso bisogna lavorare a mano.

Hai  altri piani per il futuro?

Sì, adesso ho la certificazione biologica e, finiti gli impegni che ho in questo periodo, voglio entrare sia nel mercato biologico che in quello estero.

È stato difficile entrare nel mercato dello zafferano?

La mia fortuna è stata che sono entrato per primo in un territorio dove lo zafferano non era conosciuto e di conseguenza ho avuto il mercato aperto. Ho dovuto però scontrarmi con una mentalità molto chiusa delle persone, che non conoscendo il prodotto fanno fatica a capire la differenza tra uno zafferano di qualità contro quello classico che compri in bustina.

C’è molta concorrenza qui in Italia?

In realtà io collaboro spesso con altri produttori fuori regione, ci aiutiamo e diamo consigli attraverso un gruppo Facebook, e sapendo tutta la fatica che c’è dietro la coltivazione si è anche ben disposti a farlo. Ad esempio in questi giorni un ragazzo dalla Sicilia mi ha mandato i suoi prodotti per ringraziarmi dei consigli che gli avevo dato.

Qui in regione, forse anche per la mentalità, è molto più difficile essere uniti, io stesso essendo orgoglioso del mio prodotto e vedendo la mia idea interpretata male da qualcuno mi sono un po’ chiuso in me stesso. Io ho sei ragazzi che coltivano zafferano nella loro azienda sotto il mio marchio e stiamo facendo squadra. Mentre per il resto della zona del Friuli non sto accettando nessuno nel marchio perché devo avere uno stretto contatto con i miei collaboratori.

É stato un problema questa mentalità chiusa per la tua azienda?

È più che altro questa concorrenza sleale che causa confusione nei clienti. Mi sono capitate più volte persone che in fiera mi confondono per un’altra azienda. Questo però vuole anche dire che l’immagine che ho creato in questi anni dello zafferano di San Quirino si sta rafforzando.

E in che modo stai creando questa immagine del tuo prodotto?

Io lavoro tanto con i privati e cerco di creare un rapporto con il cliente. Collaboro con la pasticceria di San Quirino, che ha fatto dei cioccolatini con il mio zafferano. In fiera e poi nei social ho avuto modo di conoscere chef Rubio che ha preparato dei cocktail con il mio zafferano.

Ho la mia ragazza, che ha una scuola di cucina a Udine, con cui stiamo sperimentando con biscotti e dolci in modo da far conoscere il mio prodotto a 360 gradi.

In che modo pubblicizzi il tuo prodotto?

Ho provato su giornali e riviste, ma ho visto che per la spesa non c’era abbastanza ritorno monetario. Fiere ed eventi vanno benissimo per la visibilità, e utilizzo un sacco i social, tanto che mi hanno definito l’agricoltore più social della regione

Che scuola superiore hai scelto?

Il primo anno l’ho fatto all’agraria di Conegliano, solo che non ero abbastanza preparato per una scuola come quella, soprattutto per le materie di chimica, fisica e matematica, che erano ad un livello da liceo scientifico. Sono stato bocciato e sono poi andato all’IPSIA dove mi sono appassionato per la meccanica e per il disegno tecnico. Però il lavoro in fabbrica non faceva proprio per me, finita la scuola ho lavorato in qualche azienda vinicola per poi mettermi in proprio.

Che consiglio dai ai nostri lettori?

Un consiglio che do a tutti quanti i giovani è: studiate finché avete la possibilità di farlo e di avere una mente sempre aperta perché non si finisce mai di imparare.

Il gruppo è formato da Chiara Paro, Eros Masserut, Francesco Moretti, Giulia Franchi, Teresa Campello.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*