Cioccolateria Peratoner: l’entusiasmo e la dedizione di Giuseppe Faggiotto che hanno portato alla fama

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Cioccolateria Peratoner Pordenone Foto: Arianna Falvo

La cioccolateria Peratoner di Pordenone, in Corso Vittorio Emanuele, vanta di essere tra le più rinomate e conosciute della zona, grazie alla passione del proprietario e mâitre chocolatier Giuseppe Faggiotto. Completamente autodidatta, dopo aver lavorato in una gelateria di San Donà di Piave, sua città natale, ha realizzato il suo sogno sostenendo che per questo tipo di lavoro studiare serve, ma “intingere le mani” è ancora meglio. Siamo andati ad intervistarlo nel laboratorio dove vengono prodotte le sue creazioni per saperne un po’ di più sulla storia della cioccolateria, sulla sua esperienza e sulle opportunità che la attività riserva ai giovani d’oggi.
La pasticceria nasce da “una promessa che ho fatto a me stesso quando avevo 18 anni”, dice Faggiotto. L’entusiasmo crescente e la dedizione sono stati i mezzi fondamentali per la realizzazione della sua attività, che lo hanno portato alla ricerca e alla scoperta di sapori nuovi e all’elaborazione della sua cioccolata, la cui fama ha raggiunto le più importanti città d’Europa come Vienna e Londra.

La sala interna della caffetteria ha un arredamento particolare. Perchè è stato scelto questo tipo di arredamento?
É semplice rispondere perchè io, alla fine, l’ho trovato com’era. Penso però di averlo migliorato. Possiamo dire, parlando di Pordenone, che è l’unico locale che ha la targa oro e l’unico locale dove sono presenti ancora gli arredi risalenti al 1800, che non ho assolutamente tolto, anzi ho mantenuto e curato; per esempio, il bancone è di fine ‘800 e sono presenti ancora i tavolini piombati sempre risalenti a quel periodo. L’abbiamo lasciato così com’era, quindi questa particolarità era presente gia 140 anni fa.

Come avete visto cambiare Pordenone nel tempo? Lei pensa che la città nell’ultimo decennio si sia sviluppata? Se sì, in quale ambito?
Beh, questa è una nota dolente. Se parliamo singolarmente, Peratoner è in crescita, come è sempre cresciuta, e non ha mai fatto meno. La differenza la fa, purtroppo, il sistema Italia che non ti aiuta, non ti agevola, non riesce ad accantonare alcuni interessi per investire… Chiamiamolo ”vivacchiare”. Potremmo fare molto di più, ma la città è una piccola provincia dove si scontrano diversi punti di vista.
Ho vissuto la crisi che è cominciata nel 2007, ma non me ne sono accorto. Purtroppo abbiamo perso le grandi industrie ma non è certo colpa del pordenonese, ma della crisi mondiale. C’è stata tanta esportazione. Una nota positiva è che si è delineata la scrematura. Non penso che Pordenone cambi sostanzialmente, siamo noi cittadini che dobbiamo cambiare; però la città rimarrà così; l’artigianato si vedrà un po’ più avanti. Il lavoro reale manca in questo momento a Pordenone, manca l’artigiano appunto. Putroppo siamo tagliati fuori completamente dall’industria; una volta c’era la via del sale, adesso la via del sale non c’è più e la via industriale nemmeno. Ecco perchè è bello quello che noi facciamo qui, è bello avere la concorrenza che ci fa crescere. In questa città purtroppo non abbiamo la vera e propria concorrenza, quindi la cerchiamo sotto il punto di vista regionale e internazionale.

Quali sono le difficoltà, i vantaggi e gli svantaggi nel gestire la pasticceria Peratoner a Pordenone rispetto al Caffè degli Specchi a Trieste?
É una cosa strana perchè siamo in Italia, nel senso che Pordenone è una cittadina, Trieste è capoluogo. Il vantaggio di quest’ultimo è che c’è molto turismo, quindi penso che la bravura sta nel poterlo far funzionare, perchè vuol dire che sei sul pezzo, sei lì e capisci le esigenze del turista. Se uno viene a Pordenone capisce che la ”mamma” è Caffè degli Specchi. Qui c’è questo andare lento, molto soft, invece a Trieste è tutto un rincorrersi, la vita è molto più frenetica e la difficoltà sta nell’impresa. I problemi possono essere di natura economica, personale, o dei dipendenti. Il segreto sta nell’organizzazione, poichè a Trieste ci sono 40 persone che lavorano e gestirle non è semplice. Quindi devi assolutamente mettere in piedi il sistema managerialmente, mentre a Pordenone è tutto più familiare. Sono due difficoltà ben diverse ma è bello perchè quando capisci le due realtà penso che queste, ti facciano crescere l’azienda.

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