Tutti lo sanno ma nessuno ne parla: ecco la verità sul consumo di marijuana a Pordenone.

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E se vi dicessimo che più di un ragazzo su 4 ha consumato o consuma regolarmente marijuana? Probabilmente non ci credereste, eppure è proprio così: se avete un figlio di età compresa tra i 14 e i 19 anni la probabilità che abbia fatto uso di questa sostanza è tutt’altro che trascurabile, e se il figlio è maschio può superare il 70%.

Dal nostro sondaggio a riguardo, che ha coinvolto più di mille studenti da diverse scuole della provincia di Pordenone è emerso che più del 30% dei partecipanti ha fatto uso, almeno una volta, di marijuana e poco meno dell’8%  ne fa regolarmente uso. Questi valori sono molto vicini a quelli della media italiana, anche se pochi sono a conoscenza della grandezza del fenomeno.

In media gli studenti di Pordenone provano per la prima volta questa sostanza a 15 anni e il 20% dichiara di aver sentito una qualche pressione da parte delle persone con cui si trovava a farne uso, anche se di questi solo il 2% pensa che questa pressione sia stata un fattore determinante.
Abbiamo inoltre chiesto ai partecipanti il luogo da cui è stata comprata la sostanza; nonostante più della metà non lo sapesse, almeno un quarto afferma di averla acquistata dalle scuole o dai luoghi circostanti Pordenone, fattore che evidenzia quanto sia facile, soprattutto per uno studente, procurarsi una sostanza la cui distribuzione è illegale da più di 60 anni.
Un altro fatto importante è proprio la penalizzazione della marijuana: la prima nazione occidentale a renderne la produzione e la distribuzione fiscalmente impraticabile furono gli Stati Uniti nel 1937, politica ripresa in seguito dalla maggior parte delle nazioni. In Italia il consumo e la detenzione a scopo personale della sostanza, ovvero con quantità inferiori ai 2 grammi, non è perseguibile penalmente dal 1990. Su questo punto i giovani si dimostrano informati, e tre quarti del campione ritiene di conoscere pienamente le conseguenze che derivano dal possesso di marijauana.
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Consapevolezza delle contaminazioni della marijuana

Rimane un reato quello di spaccio, che permette solo alle mafie di controllare, illegalmente, il mercato della droga più commerciata in Europa, stimato a più di 9 miliardi di euro. Questo fattore, oltre ad influenzare l’economia del paese, rende i prodotti estremamente inquinati e aggiunge effetti dannosi che nella sostanza di per sé non sarebbero presenti. Nella marijuana o nei derivati,  prodotti e tagliati dalle associazioni criminali, si possono trovare una serie di materiali come la lacca o addirittura il piombo, oltre che cromo, cobalto e più generalmente metalli estremamente dannosi per la salute. Il livello di contaminazione, dovuto soprattutto alla volontà di appesantire il prodotto e quindi incrementare il profitto, è stato riscontrato, da uno studio condotto dall’Università di Berna, nel 91% dei campioni. Nonostante questo dato, meno del 10% degli studenti sono consapevoli della tossicità dei trattamenti e del danno a cui si espongono acquistando questa sostanza da fonti tutt’altro che controllate.

Il 40,4% ritiene debba essere vietata in ogni caso, il 16,2% che debba essere commercializzata al pari di alcol e sigarette e il 43,4% che debba essere disponibile in un mercato legale ma controllato
Opinioni sulla legalizzazione degli studenti.

Le opinioni riguardo alla sostanza dividono il paese da anni. Per il 40,4% degli studenti questa sostanza dovrebbe essere vietata in ogni caso ad esclusione di quelli in cui sia necessaria per motivi medici, mentre il restante 59,6% ritiene che debba essere legalizzata in mercati più o meno controllati.  Anche se si tende a parlane sempre meno, il dibattito sulla marijuana non è certamente giunto ad un termine, e anzi, vista la continua crescita di questo mercato, potrebbe essere il momento di cominciare a discuterne seriamente. Tra chi, come per la commissione scientifica di Veronese o l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ritiene che i danni provocati della marijuana siano inesistenti o trascurabili rispetto ai benefici della legalizzazione, e chi invece lo ritiene un primo passo verso la creazione di dipendenze da droghe pesanti, una cosa è certa: arricchire le mafie non è una valida alternativa, e tanto meno lo è lasciare che una parte così consistente dei giovani si avveleni con sostanze così poco controllate. L’unica speranza è che il prossimo governo prenda in mano la situazione, lasciando da parte luoghi comuni e preconcetti, e sia disposto a trovare un compromesso, anche a costo di perdere un po’ di approvazione, in modo da permettere ai giovani italiani di avere un futuro più pulito.

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