Tre chilometri di storia

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Tre chilometri di storia

 

Nei meandri del Centro anziani di Torre si trova una realtà poco nota agli abitanti del posto: si tratta dell’Archivio storico di Pordenone, luogo in cui è conservata la memoria scritta della nostra zona dal 1806 fino a quarant’anni fa. Tra registri anagrafici, progetti di edifici e giornali, l’archivio consta di più di tre chilometri lineari di fascicoli.

Per scoprirne di più su questo “tesoro nascosto” abbiamo intervistato il funzionario archivista, Mirco Bortolin, che tra le mura di quella che ormai è la sua seconda casa, ci ha raccontato del suo lavoro e dell’archivio.

 

Perché rivolgersi all’archivio storico?

Una buona quota viene qui per ricostruirsi l’albero genealogico, cercando quindi tra i registri delle persone nate in questa zona dall’Ottocento in poi; in prevalenza per pura curiosità, ma ci sono anche casi in cui qualcuno ha un lontano parente che ha lasciato un’eredità e  necessita quindi di ricostruire i passaggi per le discendenze; qualcun altro viene persino per vedere se ha diritto alla cittadinanza perché in base alla legge italiana se si ha un nonno italiano la si può ottenere.

Poi ci sono gli storici locali che vengono per trovare informazioni specifiche per scrivere articoli o libri. Ci sono inoltre gli universitari che devono preparare le loro tesi, che spaziano dall’architettura alle scienze politiche.

 

Come vengono custoditi i documenti affinché non si rovinino?

Per prevenire gli incendi che sono i maggiori nemici di un archivio cartaceo i depositi sono a impianti di spegnimento a saturazione di ossigeno; si usa una miscela a base di azoto che rende la percentuale di ossigeno molto bassa, il che fa spegnere le fiamme senza l’utilizzo di acqua, che rovinerebbe i documenti. I materiali devono stare a temperature costanti e a gradi di umidità relativa costanti. Le temperature devono essere tra i 18 e i 20 gradi; ci sono impianti di raffreddamento e riscaldamento. L’aria viene filtrata per evitare la proliferazione di muffe e patogeni.

Sia per questo, che per i dati sensibili presenti, l’accesso ai depositi è limitato agli addetti e vietato ai visitatori, per il quale esiste l’apposita sala di consultazione. In Italia se il materiale non viene custodito correttamente se ne deve verificare la sua autenticità, mentre ci sono paesi come l’America in cui perdono addirittura il valore legale, a prescindere dal fatto che siano stati contraffatti.

 

Come riesce l’archivio a gestire questa enorme mole di documenti in continua espansione?

Gli archivi sono sottoposti a scarto perchè conservare tutto è impossibile. Si individuano quei documenti che sono in copia o quelli che non hanno più interesse amministrativo o storico. Di solito vengono scartati quei documenti di cui si ha anche la sintesi, il tipico caso è la contabilità: vengono eliminati metri e metri di fatture perchè ci sono i registri contabili che contengono già tutti i dati necessari. Di media scartiamo cinque tonnellate di carta all’anno. Lo scarto serve anche per ridurre la quantità di documenti da vagliare e quindi facilitare la ricerca.

 

Qual è il valore stimato dei documenti conservati?

I documenti conservati non sono vendibili e non hanno un valore in sé. Tuttavia sono presenti delle pratiche che possono contenere informazioni, planimetrie o progetti necessari a ditte esterne incaricate di lavori pubblici. Vi porto un esempio: da una decina d’anni si cercava un collaudo di tratto di fognatura presente in un faldone perché la Regione avrebbe dato un rimborso per alcuni lavori solo se si fosse presentato quel documento. L’ho trovato e una collega mi ha riferito che se non si fosse trovato, il Comune avrebbe dovuto mettere di tasca propria alcuni milioni di euro.

 

Come riesci a trovare il materiale richiesto dall’utente?

Diciamo che dopo anni che lavoro qui conosco l’archivio talmente bene che vado quasi a colpo sicuro. Poi ovviamente ci sono anche molte eccezioni. In questi casi mi faccio aiutare dall’inventario, anche se non è uno strumento facile da utilizzare perchè cataloga i documenti in base a parole chiave e permette di trovare solo l’informazione puntuale, quando invece per adempiere al meglio alla richiesta dell’utente bisogna portargli anche molti documenti che spaziano in un campo più ampio, e lì appunto entro in gioco io. I giornali invece sono un’altra storia. Li abbiamo organizzati per data, e utilizziamo un libro, pubblicato da un giornalista, contenente l’elenco mese per mese degli eventi più significativi. In sostanza se l’utente non conosce anche approssimativamente la data dell’evento che sta cercando, può essere molto difficile riuscire a trovare degli elementi che gli possano essere d’aiuto.

 

Quali competenze sono necessarie per svolgere il ruolo dell’archivista?

Sono laureato in conservazione dei beni culturali, indirizzo archivistico-librario. Nel corso si apprendono varie metodologie, ma è necessario conoscere il proprio archivio di gestione per svolgere al meglio il ruolo dell’archivista. Spesso però sono gli utenti stessi che ti insegnano, perché molte volte hanno specifiche conoscenze dell’argomento di cui cercano informazioni. Infatti con le loro ricerche mi coinvolgono e le cose che stanno cercando mi appassionano; tante volte sono io a stimolarli e dirgli che se vogliono c’è anche altro materiale e spesso finiscono loro per dirmi che non gli serve più altro!

Questo lavoro ti allena ad essere più flessibile perché devi essere capace, nel servire gli utenti, a fare un salto di duecento anni in un minuto per cercare gli specifici faldoni. Il bello di questo lavoro è infatti che non è mai uguale.

Se non servo il pubblico, di solito mi occupo delle ricerche interne che mi arrivano dagli uffici del Comune; quando avanza tempo faccio gli elenchi di scarto o vado nei depositi a riorganizzare il materiale depositato.

 

Ci sono altri archivi come questo in provincia di Pordenone?

Ogni comune ha il proprio archivio per funzioni pratiche, per recuperare informazioni e attestare le cose che sono state fatte. Per la parte storica qualche archivio si è appoggiato alle biblioteche (ad esempio Porcia e Polcenigo). Anche la nostra biblioteca civica ha una sezione dedicata, che raccoglie i documenti dal Trecento al 1805, però lì i materiali stanno tutti in tre metri lineari. I giornali di solito negli archivi non ci sono. A livello dell’ormai ex provincia di Pordenone siamo gli unici che hanno la raccolta dagli anni Sessanta. Poi se si vogliono consultare i giornali antecedenti, bisogna rivolgersi alla biblioteca civica di Udine, capoluogo di provincia in quel periodo.

 

 

Cristian Curaba, Francesco Gasparotto, Massimiliano Covre, Camilla Colanero, Thomas Trevisan, Tomasi Lorenzo

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