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Bianconiglio

Bianconiglio has 6 articles published.

Il gruppo è formato da Chiara Paro, Eros Masserut, Francesco Moretti, Giulia Franchi, Teresa Campello.

Illegale o no? La verità sullo streaming

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Quanto si rischia guardando film e serie tv online?

Questa domanda ha una risposta facile e complessa allo stesso tempo, ma per rispondervi occorre prima fare delle osservazioni.

Prima di tutto, bisogna dire che non ci dovremmo nemmeno porre la domanda se il fenomeno dello streaming online non fosse veramente diffuso ma, dunque, quanto è diffuso?

Grazie ad un sondaggio da noi condotto notiamo subito come le serie tv rappresentino uno svago ampiamente amato dai giovani, infatti solamente il 36,5% degli intervistati le guarda meno di un’ora al giorno. Tuttavia, il 60% dei ragazzi riporta di non utilizzare servizi di streaming a pagamento, e sommato al fatto che solo il 20% dichiara di non aver mai utilizzato servizi di streaming non a pagamento, possiamo facilmente renderci conto della magnitudine di questa tendenza.

È banale osservare che ovviamente tutto ciò sia tutt’altro che favorevole alle case di produzione cinematografiche e televisive, ma appare che nessuno sappia veramente che cosa sia legale e cosa no: per questo motivo siamo andati ad approfondire l’argomento con la Polizia postale di Pordenone. Lì abbiamo parlato con un agente che ci ha gentilmente illustrato la situazione, i riscontri dell’intervista sono stati i seguenti: chi rischia con lo streaming online non è chi lo guarda ma chi lo mette a disposizione, e a volte neanche loro. Il problema principale è rappresentato dal fatto che coloro che caricano contenuti illeciti online fanno sempre in modo di spostare i server in Paesi dove le autorità non possono intervenire.

Sembra perciò che la polizia si trovi in una posizione altamente svantaggiosa, e finché non si sarà in grado di aggirare la furbizia di chi ha intenzione di infrangere la legge possiamo stare certi che questo fenomeno resterà un problema lungi dall’essere risolto.

 

I dati sono stati raccolti attraverso un sondaggio nel Liceo Grigoletti, sono state ricevute 378 risposte.

 

I prossimi due grafici indicano rispettivamente l’età (Grafico 1) e il sesso (Grafico 2) delle persone intervistate.

 

Grafico 1

 Grafico 2

Nel Grafico 3 sono indicate le ore mediamente passate a guardare serie TV o film al giorno, 8,2% degli intervistati ci passa più di 3 o 4 ore.

Grafico 3

I prossimi grafici indicano i servizi più utilizzati dagli intervistati (Grafico 4) e le spese mensili per gli eventuali abbonamenti (Grafico 5).

 

 
Grafico 4
          
Grafico 5

Alla domanda “Utilizzi siti di streaming non a pagamento?” l’81% (306) hanno risposto positivamente. Nei prossimi due grafici sono indicati quanto spesso questi siti vengono utilizzati dagli intervistati (Grafico 6) e per quali motivi (Grafico 7)

 

Grafico 6
Grafico 7

Illegale o no? La verità sullo streaming

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  • Quanto si rischia guardando film e serie tv online?

Questa domanda ha una risposta facile e complessa allo stesso tempo, ma per rispondervi occorre prima fare delle osservazioni.

Prima di tutto, bisogna dire che non ci dovremmo nemmeno porre la domanda se il fenomeno dello streaming online è diffuso ma quanto è diffuso .

Grazie ad un sondaggio da noi condotto notiamo subito come le serie tv rappresentino uno svago ampiamente amato dai giovani, infatti solamente il 36,5% degli intervistati le guarda meno di un’ora al giorno. Tuttavia, il 60% dei ragazzi riporta di non utilizzare servizi di streaming a pagamento, e, sommato al fatto che solo il 20% dichiara di non aver mai utilizzato servizi di streaming non a pagamento, possiamo facilmente renderci conto della diffusione  di questa tendenza.

È banale osservare che ovviamente tutto ciò sia tutt’altro che favorevole alle case di produzione cinematografiche e televisive, ma appare che nessuno sappia veramente che cosa sia legale e cosa no: per questo motivo siamo andati ad approfondire l’argomento con la Polizia postale di Pordenone. Lì abbiamo parlato con un agente che ci ha gentilmente illustrato la situazione, i riscontri dell’intervista sono stati i seguenti: chi rischia con lo streaming online non è chi lo guarda ma chi lo mette a disposizione, e a volte neanche loro. Il problema principale è rappresentato dal fatto che coloro che caricano contenuti illeciti online fanno sempre in modo di spostare i server in Paesi dove le autorità non possono intervenire.

Sembra perciò che la polizia si trovi in una posizione altamente svantaggiosa, e finché non si sarà in grado di aggirare la furbizia di chi ha intenzione di infrangere la legge possiamo stare certi che questo fenomeno resterà un problema lungi dall’essere risolto.

 

 

Grafico 1                                                                                       Grafico 2

 

Nel Grafico 3 sono indicate le ore mediamente passate a guardare serie TV o film al giorno, 8,2% degli intervistati ci passa più di 3 o 4 ore.

 

Grafico 3

 

I prossimi grafici indicano i servizi più utilizzati dagli intervistati (Grafico 4) e le spese mensili per gli eventuali abbonamenti (Grafico 5).

 

Grafico 4

 

Grafico 5

 

Alla domanda “Utilizzi siti di streaming non a pagamento?” l’81% (306) hanno risposto positivamente. Nei prossimi due grafici sono indicati quanto spesso questi siti vengono utilizzati dagli intervistati (Grafico 6) e per quali motivi (Grafico 7)

 

Grafico 6

 

Grafico 7

La rianimazione prima di tutto

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“Keep the Beat” è un progetto promosso dalla piscina Gymnasium di Pordenone, finalizzato ad insegnare ai giovani studenti come si esegue il massaggio cardio-polmonare e come utilizzare il defibrillatore, in modo da poter essere più efficienti qualora sia necessario.

Il corso di Blsd ( acronimo di Basic Life Support and Defibrillation, ovvero primo soccorso con l’impiego di defibrillatore semiautomatico) sta coinvolgendo ormai diverse scuole anche fuori dalla provincia di Pordenone. Queste scuole, ciascuna rappresentata dalla classe che aveva ottenuto il punteggio più alto nell’accuratezza del massaggio cardio-polmonare, si sono sfidate sabato 26 maggio in una competizione denominata “Royal Rumble” presso la parrocchia di Sacro Cuore di Pordenone.

Hanno preso parte alla sfida il Liceo Grigoletti (il cui portavoce era la classe 4B SCI), l’istituto professionale IPSIA di Pordenone, il Flora, il liceo Luzzati di Portogruaro, il Liceo Leopardi-Majorana e il Liceo Sportivo di Maniago. La mattinata si è svolta in diverse parti tra cui una prima sfida a cui hanno partecipato tutte le scuole e successivamente le squadre più forti hanno avuto accesso alle semifinali ed in seguito alle finali. Ogni squadra aveva quattro manichini collegati ad un computer che analizzava la “qualità” del massaggio cardiaco e riportava il risultato in percentuale.

Gli studenti del Liceo Luzzati di Portogruaro sono stati  i vincitori della mattinata e si sono portati  a casa l’ambita “mortadella d’oro”.

NaonisCon 2018: Fumetti, Giochi e Cosplay

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“Esaltante”, “intenso”, ”originale”, così i giovani descrivono il NaonisCon.
A 22 anni dalla sua inaugurazione, la fiera del fumetto del pordenonese rimane una delle attrazioni principali della provincia, migliorando ed espandendosi ogni anno in qualità e richiamando sempre più visitatori, anche da fuori regione.
In occasione dell’evento, siamo andati ad intervistare i giovani del NaonisCon, constatando quanto questa manifestazione sia veramente apprezzata. La Fiera offre un’ampia gamma di eventi, tra i quali annoveriamo dimostrazioni e prove di giochi, un angolo ludoteca, proposte e prove delle più recenti novità in ambito ludico e l’attesissima gara di cosplay, oltre che un’enorme selezione di gadget relativi ad una miriade di ambiti: fumetto in primis, ma anche videogiochi, action figures, merchandise e artwork di artisti emergenti.
Con proposte tanto allettanti non ci sorprendiamo che quest’anno a partecipare vi erano più di 1500 persone, e che tra quelle intervistate molte erano già state all’evento in precedenza, addirittura per tre anni di fila in certi casi. Questo però non significa che non mancassero nuovi visitatori.
Dalle risposte abbiamo inoltre constatato che, sia per mezzo di famiglia o amici, il NaonisCon viene solitamente scoperto tramite passaparola, il che, aggiunto alla grande quantità di opinioni positive, riconferma il successo popolare della Fiera. Tra gli aspetti migliori secondo gli intervistati la varietà è una caratteristica immensamente importante, come sottolineato da Giada (16, Vicenza) e Ilaria (15, Pordenone); tuttavia in molti, come Simone (17, Talponedo) e Agata (12, Vicenza) insistono sull’aspetto del merchandise presente e soprattutto sugli amati cosplay, impossibili da non notare.
Quando confrontati sulle critiche da fare all’evento la stragrande maggioranza non ne muove nessuna, ma le osservazioni costruttive non mancano: secondo Gaia (17, Vallenoncello) l’evento andrebbe pubblicizzato di più, per Sofia (16, Vicenza) invece andrebbe riorganizzata la sistemazione dei padiglioni.
In conclusione: il NaonisCon anno dopo anno viene apprezzato da sempre più gente e si afferma con sempre più forza come una delle manifestazioni di eccellenza nella nostra provincia, ravvivandone il già eccellente panorama culturale.

Walter Zamuner, l’agricoltore social dello zafferano

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Walter Zamuner

Lo zafferano, una spezia molto pregiata e costosa, dietro anche a pochi grammi si nasconde una grande mole di lavoro: dalla coltivazione del bulbo, alla raccolta degli stimmi, alla loro successiva essiccazione e lavorazione. Per parlarci meglio di questa spezia, e del suo lavoro, abbiamo intervistato Walter Zamuner, l’imprenditore e agricoltore dietro lo Zafferano di San Quirino. La sua azienda agricola nasce nel 2012 e negli anni si è ampliata sempre di più, mantenendo sempre l’alta qualità che distingue il suo zafferano. Il suo prodotto è stato utilizzato da numerosi chef e pasticceri in ricette sempre nuove e bizzarre. La sperimentazione e la condivisione sono al centro di questo insolito prodotto che vuole farsi conoscere in ogni suo aspetto.

Lo zafferano è un prodotto un po’ insolito, da cosa nasce questo tuo interesse per esso?

Onestamente sono rimasto abbagliato dai prezzi di vendita della spezia, come la maggior parte delle persone che si buttano nella coltivazione dello zafferano perché convinti di fare reddito rapidamente. In realtà le ore di lavoro dietro sono veramente tante, e l’ho notato nel passaggio dalla gestione di 2000 mq a quella di 8500 mq nel 2016.

Come hai fatto a gestire questo grande cambiamento?

Io con il fatto che ho una grande passione per la meccanizzazione nell’agricoltura sono riuscito a meccanizzare due fasi della coltivazione: la semina tramite una pianta-patate modificata e la cura delle erbacce grazie a un’attrezzatura che mi sono fatto fare da una ditta tedesca. Oltre a questo utilizzo la guida satellitare sul trattore, quindi sono decisamente molto più avanti rispetto a tante altre aziende del mio settore. Queste tecnologie mi aiutano molto a snellire la mole di lavoro anche se, come per la cura delle erbacce, per fare un lavoro più preciso bisogna lavorare a mano.

Hai  altri piani per il futuro?

Sì, adesso ho la certificazione biologica e, finiti gli impegni che ho in questo periodo, voglio entrare sia nel mercato biologico che in quello estero.

È stato difficile entrare nel mercato dello zafferano?

La mia fortuna è stata che sono entrato per primo in un territorio dove lo zafferano non era conosciuto e di conseguenza ho avuto il mercato aperto. Ho dovuto però scontrarmi con una mentalità molto chiusa delle persone, che non conoscendo il prodotto fanno fatica a capire la differenza tra uno zafferano di qualità contro quello classico che compri in bustina.

C’è molta concorrenza qui in Italia?

In realtà io collaboro spesso con altri produttori fuori regione, ci aiutiamo e diamo consigli attraverso un gruppo Facebook, e sapendo tutta la fatica che c’è dietro la coltivazione si è anche ben disposti a farlo. Ad esempio in questi giorni un ragazzo dalla Sicilia mi ha mandato i suoi prodotti per ringraziarmi dei consigli che gli avevo dato.

Qui in regione, forse anche per la mentalità, è molto più difficile essere uniti, io stesso essendo orgoglioso del mio prodotto e vedendo la mia idea interpretata male da qualcuno mi sono un po’ chiuso in me stesso. Io ho sei ragazzi che coltivano zafferano nella loro azienda sotto il mio marchio e stiamo facendo squadra. Mentre per il resto della zona del Friuli non sto accettando nessuno nel marchio perché devo avere uno stretto contatto con i miei collaboratori.

É stato un problema questa mentalità chiusa per la tua azienda?

È più che altro questa concorrenza sleale che causa confusione nei clienti. Mi sono capitate più volte persone che in fiera mi confondono per un’altra azienda. Questo però vuole anche dire che l’immagine che ho creato in questi anni dello zafferano di San Quirino si sta rafforzando.

E in che modo stai creando questa immagine del tuo prodotto?

Io lavoro tanto con i privati e cerco di creare un rapporto con il cliente. Collaboro con la pasticceria di San Quirino, che ha fatto dei cioccolatini con il mio zafferano. In fiera e poi nei social ho avuto modo di conoscere chef Rubio che ha preparato dei cocktail con il mio zafferano.

Ho la mia ragazza, che ha una scuola di cucina a Udine, con cui stiamo sperimentando con biscotti e dolci in modo da far conoscere il mio prodotto a 360 gradi.

In che modo pubblicizzi il tuo prodotto?

Ho provato su giornali e riviste, ma ho visto che per la spesa non c’era abbastanza ritorno monetario. Fiere ed eventi vanno benissimo per la visibilità, e utilizzo un sacco i social, tanto che mi hanno definito l’agricoltore più social della regione

Che scuola superiore hai scelto?

Il primo anno l’ho fatto all’agraria di Conegliano, solo che non ero abbastanza preparato per una scuola come quella, soprattutto per le materie di chimica, fisica e matematica, che erano ad un livello da liceo scientifico. Sono stato bocciato e sono poi andato all’IPSIA dove mi sono appassionato per la meccanica e per il disegno tecnico. Però il lavoro in fabbrica non faceva proprio per me, finita la scuola ho lavorato in qualche azienda vinicola per poi mettermi in proprio.

Che consiglio dai ai nostri lettori?

Un consiglio che do a tutti quanti i giovani è: studiate finché avete la possibilità di farlo e di avere una mente sempre aperta perché non si finisce mai di imparare.

CRO: come si insegna ai ragazzi affetti da tumore?

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CRO Pordenone

Alle volte l’insegnamento è, purtroppo, dato per scontato. Per ricordarci della sua importanza abbiamo intervistato la prof.ssa Laura Cimetta del liceo Michelangelo Grigoletti, insegnante e volontaria del progetto “Scuola in Ospedale” gestito dal CRO.

Già altre volte il CRO (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano è stato protagonista dei nostri articoli, in questo volevamo soffermarci nel suo progetto scuola. Il progetto nasce nel 2008 grazie al dr. Maurizio Mascarin e ha lo scopo di aiutare i pazienti più giovani a proseguire nei loro studi, anche se lontani dal classico banco di scuola.

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