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Ema - Gabri - Gio - Marco

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Marco Cesaro, Emanuele Della Puppa-Zorz, Gabriele Rigo, Giovanni Trevisan

Sei ottoni, una batteria e quattordici gambe

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Inizio settembre 2016: nella sala prove dell’associazione filarmonica di Pordenone, per idea di Matteo Gomez e Francesco Bomben, nascono i “walkin’ brass”, particolare gruppo musicale composto da due trombe, due tromboni, un susafono, un sassofono e una batteria.

Chi siete?

Siamo tutti ragazzi di età compresa tra i 17 e i 19 anni, membri della Banda cittadina di Pordenone e studenti della Scuola di Musica Mascagni.
I membri sono: Matteo Gomez e Raffaele Tajariol, tromba; Tobia Stefanato e Andrea Cozzarini, trombone; Federico Raffin, susafono; Francesco Bomben, sax tenore; Teo Furlanetto, batteria.

Come vi è nata l’idea di creare questo gruppo? 

Il gruppo è nato come una scusa per trovarsi e suonare assieme, senza alcuna aspirazione; ci vedevamo spesso alla filarmonica dopo le prove con la banda e abbiamo deciso di fare un tentativo. Con il tempo il gruppo si è consolidato, e dopo più di due anni di attività, abbiamo raggiunto numerosi palchi della regione, tra i quali anche quello del Teatro Verdi.

La genesi del nome?

Agli inizi, non avevamo alba di come chiamarci; dopo giorni e giorni di brain storming, che hanno portato a nomi assurdi come BOMband o Pn Brass Ensamble, Andrea ha proposto il nome Walking Brass, che dopo un’iniziale scetticismo generale è diventato il nome ufficiale del gruppo.

Che generi suonate? In base a cosa scegliete il repertorio?

Il repertorio è ampio, e spazia dal blues al pop, presentando canzoni originali, e cover di artisti internazionali. Abbiamo riarrangiato musiche di Stevie Wonder, Ariana Grande, Macklemore, Adele e molti altri. Alcuni brani sono inediti composti da Teo Furlanetto (batterista) e Francesco Bomben (sassofonista).

Qual è stata la vostra esibizione più particolare? 

Sicuramente il concerto che incarna di più il nostro nome… il 23 Dicembre 2017 abbiamo suonato camminando per tutto il centro storico di Pordenone, fermandoci davanti alla loggia del Municipio. Ci hanno accompagnati i rintocchi delle campane del Duomo, che ci hanno regalato due minuti di pausa e qualche risata in più.

Quali sono i vostri punti di forza?

La presenza scenica. Il nostro obiettivo è coinvolgere il pubblico non solo con note e accordi, ma anche con diversi sketch, gag e interazioni con gli ascoltatori. Può fare la differenza perché un impatto visivo aiuta anche ad essere ricordati più facilmente.

Dove possiamo trovarvi?

Il gruppo ha sia una pagina instagram, che una facebook, dove postiamo foto, video, anteprime di concerti e aggiornamenti su spettaccoli.
Ci chiamiamo  walkin’ brass.

A quando il prossimo concerto?

Il 29 luglio 2018, suoniamo al Gais Rock e tu, che stai leggendo questo articolo, se sei arrivato a questo punto, sei calorosamente invitato.

L’intervallo: facciamo un’autovalutazione

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Se stai leggendo questo articolo probabilmente sai cos’è l’Intervallo, ma se invece ti trovi qui per caso lo specifichiamo comunque: si tratta di un giornale online di attualità del nostro territorio: arte, scienze, eccellenze, curiosità and molto altro, coniugando la teoria della scrittura giornalistica e del blog con la pratica del marketing, della fotografia, del videomaking e della costruzione di un sito web. La stesura dei vari articoli ha messo alla prova circa 300 studenti, divisi in vari gruppi; ragazzi con capacità tecnico/scientifico ma anche umanistiche e abilità inerenti al settore della comunicazione.
Questo giornale si prefigge di trattare argomenti diversi relativi ai più svariati ambiti, dalla scienza/tecnologia all’arte, tutti appunto inerenti il nostro territorio pordenonese.
Questo articolo, in particolare,non appartiene ad un ambito preciso, lo possiamo invece definire una sorta di autovalutazione. A tale scopo i membri del nostro gruppo e diversi nostri colleghi hanno risposto ad alcune domande da noi poste: abbiamo chiesto di descriverci brevemente il loro gruppo di appartenenza, i loro interessi   e una valutazione generale del progetto “L’Intervallo”.

Gruppo “Bianconiglio”
“Non abbiamo ruoli ben definiti all’interno del nostro gruppo, direi invece che contribuiamo ognuno in modi diversi, indipendentemente dal corso frequentato (scrittura giornalistica, videomaking, fotografia, marketing e costruzione pagina web).
Per quanto riguarda la nostra produzione abbiamo prodotto un articolo intervista a Walter Zamuner e l’importanza della sua impresa (zafferano a San Quirino), un’intervista su cosa significhi  l’esperienza scolastica e di insegnamento al CRO ed infine un articolo sul NaonisCon di Pordenone, ma al momento abbiamo in fase di produzione altri due articoli.
Il genere da noi preferito è l’articolo, soprattutto per motivi di tempo e logistica.
L’organizzazione di un nostro articolo parte da un’idea iniziale proposta, constatato poi che questa piaccia al gruppo, ognuno si propone di fare qualcosa per contribuire eventualmente discutendo e variando all’occorrenza i ruoli.
Per quanto concerne alla valutazione generale la maggior parte di noi ritiene che, sebbene non fosse il punto forte del progetto, i tutor si siano dimostrati molto disponibili e in grado di dare un rapporto utile a trovare spunti per la realizzazione degli articoli dando una grossa mano anche nel contattare le aziende. Altri invece ritengono questo rapporto un po’ confuso e non sempre completamente chiaro.
In generale questo progetto è stato apprezzato, ma in molti ritengono che potesse magari essere organizzato un po’ meglio. È stato comunque utile perché ci ha dato la possibilità di migliorare le nostre capacità comunicative, per esempio mettendole in pratica nel contattare le aziende esterne”.
Gruppo “Bon, G & Eddy”
I ruoli assunti dai vari componenti del gruppo sono: intervista (tutti), video editing (Federico Bon ), scrittura articolo (Edoardo Cortolezzis) e revisione/inserimento ( Gianmarco Ronzat).
Siamo riusciti a produrre un solo articolo, per via di altri impegni e per la difficoltà che abbiamo riscontrato nella scrittura del secondo articolo prefissato.
Come genere prediligiamo la videointervista, e per la creazione di un nostro articolo generalmente ci troviamo tutti. Non avendo strumenti professionali registriamo video e audio con telefoni e microfoni, adattandoci il meglio possibile.
Attualmente abbiamo in programma di realizzare altre due articoli, sul Go-Kart e sul punto verde.
Per quanto riguarda la nostra valutazione riguardo al progetto riteniamo ci siano numerose pecche (organizzazione principalmente, sia dei corsi preparativi sia del giornale vero e proprio), ma riteniamo che queste siano da attribuire principalmente al fatto che si tratta del primo anno, quindi ne abbiamo già parlato con i nostri tutors e speriamo che per il prossimo anno si riesca a migliorare.
Gruppo “Nove”
“Siamo in 5 e in poche parole all’interno del nostro gruppo collaboriamo tutti nella scrittura degli articoli o nella registrazione delle interviste. All’interno del nostro gruppo in 3 abbiamo seguito il corso di fotografia, in 4 abbiamo seguito quello di marketing, una ha seguito quello di scrittura giornalistica e uno ha seguito quello di videomaking.
Abbiamo prodotto un’intervista video al maître chocolatier Giuseppe Faggiotto per scoprire i segreti del suo successo, un articolo sui costi universitari facendo un confronto tra 3 città italiane e spiegando brevemente quali sono i costi da affrontare per ogni studente. Poi il terzo articolo tratta l’argomento della digitalizzazione a scuola (abbiamo quindi parlato di badges, totem e libretto web).
Di solito ci incontriamo e con le informazioni che abbiamo scriviamo il testo, poi eventualmente lo rielaboriamo per conto nostro direttamente in bozza sul sito e infine lo mettiamo in revisione. Oppure per l’intervista ci siamo divisi i compiti, uno registrava il video, due ragazzi facevano le domande, una si occupava di registrare la voce e uno è stato ripreso per una piccola introduzione.
Per ora abbiamo fatto due articoli e un’intervista, personalmente preferiamo le interviste ma non vanno bene per ogni argomento, quindi anche gli articoli sono una buona soluzione.
Inoltre abbiamo in progetto sicuramente almeno un altro articolo, che dovrebbe essere un’intervista probabilmente scritta.
Il rapporto tutor/studente è stato ben organizzato e utile per i gruppi soprattutto all’inizio.
In generale il progetto ci è piaciuto molto, è stato organizzato un po’ rapidamente e non tanto nei dettagli, soprattutto per quanto riguarda le tempistiche, ma l’idea è davvero bella e utile anche per chi ha intenzione di diventare giornalista di professione”.
“Gruppo 6”
“Nel nostro gruppo siamo sei  ragazzi: due  hanno frequentato il corso di videomaking mentre gli altri quattro  hanno frequentato marketing, costruzione sito web, scrittura creativa e fotografia. In base al tipo di articolo che abbiamo dovuto scrivere, abbiamo avuto bisogno o meno delle varie conoscenze apprese nei corsi, quindi ad esempio nel produrre una videointervista ci sono stati molto utili i compagni che hanno frequentato il corso di videomaking.
Al momento abbiamo pubblicato tre articoli: provincia con la p minuscola, l’archivio storico di Pordenone e un commento relativo a vari quiz di carattere matematico che abbiamo posto a varie persone. Inoltre è in fase di pubblicazione un articolo sugli estreme days di Sacile.
Dal nostro punto di vista il bilancio generale non è male, per alcuni tratti è stato anche molto interessante. L’obiettivo che si erano posti gli organizzatori del giornale era quello di emulare un’azienda, e in questo direi che ci sono riusciti abbastanza bene (probabilmente è questo la causa di un rapporto che noi riteniamo unilaterale, ossia un rapporto nel quale i nostri tutors ci hanno dato delle direttive e noi le abbiamo eseguite, come accade d’altronde in un’azienda)”.
Gruppo “Ema – Gabri – Gio – Marco”
“Come si legge nel nome, il nostro gruppo è composto da quattro ragazzi: tre hanno frequentato il corso di marketing, uno il corso di costruzione siti web, uno il corso di videomaking ed uno il corso di fotografia.
Come genere noi prediligiamo il video/videointervista, soprattutto perché due componenti del nostro gruppo sono molto appassionati di videomaking e di conseguenza per il gruppo intero è risultato più semplice produrre questo tipo di articoli. Nel nostro repertorio però non sono mancati articoli di puro testo, ossia l’articolo riguardo Friburgo, la città ecosostenibile. In totale abbiamo prodotto tre articoli (con questo che state leggendo fanno quattro), appunto Friburgo, un’intervista riguardo la conoscenza del codice stradale ed un articolo sul gruppo corale “SingIng” di Pordenone, ed infine abbiamo in programma un quinto articolo sicuro e forse anche un sesto.
Come gruppo abbiamo dato una valutazione non male del progetto, certo alcune pecche le abbiamo evidenziate con i tutors, ma speriamo che vengano risolte per l’anno prossimo. Noi crediamo in un progetto di questo tipo e speriamo che l’anno prossimo riesca ancora meglio di come è venuto quest’anno (è giusto dire che non è venuto male!).
Abbiamo quindi voluto fare un’analisi corposa del giornale con i punti di vista di molti altri gruppi che, come probabilmente avrai dedotto pure tu, sono concordi con quanto detto appena sopra”.
Mi raccomando, non perderti i prossimi articoli!

Quando il canto diventa Sing’ing

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Stay Sing’ing!

Probabilmente molti cittadini hanno sentito questo motto. È infatti questo l’inno del coro Sing’ing di Pordenone, una realtà conosciuta da molti pordenonesi ma che può essere presentata ancora a molte persone che non ne sono a conoscenza.

In molti, soprattutto giovani, lo definiscono erroneamente coro del Grigoletti, ma non è cosi!

Andiamo a vedere perchè in questa video-intervista.

 

Ecosostenibilità: Pordenone come Friburgo?

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Negli ultimi anni il tema dell’ecosostenibilità ha assunto sempre più un’importanza centrale nella vita di tutti i giorni. Ci siamo resi conto che per tanti, troppi anni, ci siamo evoluti inquinando: eravamo  troppo concentrati a pensare alla bellezza delle innovazioni, all’utilità e al benessere che da esse poteva derivare, però senza ragionare sui possibili rischi che un’industrializzazione così massiva avrebbe potuto comportare.
In questi ultimi anni in sempre di più ci si sta rendendoconto che le cose vanno cambiate, che abbiamo consumato troppo il pianeta senza pensare anche al suo benessere. Sono moltissime,  ne stanno sempre più nascendo di nuove, le associazioni a livello mondiale che si stanno impegnando nell’ambito dell’ecosostenibilità.
Un altro esempio di eco sostenibilità lo troviamo in Germania, ma forse non tutti lo conoscono: si tratta di Friburgo, la città ecosostenibile per eccellenza. Friburgo è una città di 230 mila abitanti circa, situata nella regione sud-occidentale del Baden-Wuttemberg. Durante la seconda guerra mondiale fu quasi totalmente distrutta.

Friburgo, Vauban

Quando fu ricostruita si attivò lo spirito ecologista dei suoi abitanti, che assieme all’amministrazione diedero vita alla città che vediamo adesso. Nel 1973 fu proposto di costruire una centrale nucleare vicino alla città, ma i cittadini si opposero. Per soddisfare il fabbisogno energetico si virò allora sulle energie rinnovabili: in un primo momento, negli anni ’80 la città si concentrò esclusivamente su energia alternativa, mentre poi, dagli anni ’90, entrò in gioco anche il tema della sostenibilità. A dimostrazione di ciò, Friburgo ha diminuito le emissioni nocive del 14% dal 1992 e si pone l’obbiettivo di ridurle del 40% entro il 2030.
La città che oggi vediamo ha saputo rifarsi il volto con 2 grandi quartieri completamente ecostenibili, Vauban e Rieselfeld, ma anche con la riqualificazione di altri quartieri più vecchi, come Weingarten.
Gli elementi ecosostenibili più importanti su cui si basa la città sono sicuramente il solare ed il fotovoltaico, ma non dimentichiamoci dell’idroelettrico. La città ha infatti saputo riadattare delle piccole vecchie centrali idroelettriche lungo il fiume Dreisen per renderle produttrici di energia pulita. Sempre riguardo al fiume è importante far notare l’impegno della città nel mantenere il più naturale possibile l’ambiente che la circonda: il letto del fiume è infatti stato riportato pressoché quello originale, dopo che in passato era stato incanalato.
L’ecosostenibilità non riguarda però solo la produzione di energia pulita, ma anche il movimento delle persone e i trasporti. A Friburgo tutti i trasporti pubblici sono elettrici (tram, corriere) e sono tutti collegati in modo efficiente tra loro (anche con la stazione principale dei treni), ed inoltre è incentivato l’utilizzo della bicicletta, che in questa città ha quasi sostituito la macchina del cittadino medio.

QUARTIERE VAUBAN
Il progetto nasce nel 1996 con il Project Group Vauban, coinvolgendo anche i cittadini (aspetto fondamentale della politica di Friburgo), e viene terminato nel 2009. Si estende su 38 ettari: in origina era una caserma francese (in quanto ci troviamo vicino al confine con la Francia) e adesso è costituito di 2000 appartamenti in gradi di ospitare 5000 abitanti.

Friburgo, Vauban

Tutto il quartiere è dotato di elevati standard di riduzione dei consumi ed un alto numero di abitazioni sono case passive, che producono più energia pulita di quanta ne necessitino. Il riscaldamento degli edifici è un altro tema fondamentale nella progettazione di Vauban: un impianto di cogenerazione alimentato da biomasse e gas naturale è agganciato alla rete del riscaldamento. Anche l’utilizzo di acqua piovana è ottimizzato, infatti questa viene utilizzata nelle case e per irrigare la terra del terreno.
Le aree verdi sono una colonna portante di Vauban: infatti tra gli edifici troviamo molti parchi di pubblico utilizzo. Non solo questi però sono spazi aperti al pubblico. In Vauban è infatti stato rivisto il concetto di strada: non più esclusivamente uno spazio di passaggio per le automobili (ridotte il più possibile in favore dei mezzi pubblici ecologici), ma uno spazio della società, in cui per esempio possono giocare i bambini.

QUARTIERE RIESELFELD
È il quartiere più grande della citta con i suoi 320 ettari, di cui però solo 70 edificati: gli altri infatti sono lasciati alla riserva naturale di Freiburger Rieselfeld.
L’area è stata risanata con un’attenta bonifica del terreno negli anni ’90. La particolarità di questo quartiere sta nell’orientamento degli edifici e le distanze minime imposte tra i fabbricati, tutti rigorosamente a basso consumo energetico

Friburgo, palestra di Rieselfeld

Tra di essi, come a Vauban, si trovano numerosi parchi e aree verdi, che si ricollegano al verde che avvolge le vie principali.
L’acqua piovana è recuperata similmente a Vauban. Come in tutta la città è stato dato un particolare peso ai mezzi pubblici (importante è la linea tramviaria), con cui si può raggiungere gran parte delle zone del quartiere. Tutto questo sempre con il fine di ridurre l’utilizzo delle automobili.

QUARTIERE WIENGARTEN
Questo quartiere non è stato costruito completamente da zero in quanto ad eco sostenibilità, ma è stato oggetto di riqualificazione. In particolare esso possiede molti condomini costruiti negli anni 60/70 quindi non conformi agli standard qualitativi richiesti oggi. Questi fabbricati sono stati quindi completamente ristrutturati adottando pannelli solari ed altre caratteristiche ecosostenibili. Una particolarità di queste ristrutturazioni è sicuramente il fatto di aver staccato le terrazze dalla struttura principale, per evitare di avere inutili perdite di calore dovute alla propagazione.

COSA SI POTREBBE FARE A PORDENONE?
Arriviamo adesso al dunque: può una città come Pordenone, nel suo piccolo, seguire la strada ecologica aperta da Friburgo? Secondo noi si, anche se ovviamente in dimensioni minori. Pordenone è un polo di eccellenza: qui ha sede Clairy, una startup che ha inventato un vaso purificatore d’aria diffuso in tutto il mondo.
Inoltre, in città ci sono innumerevoli zone utili ad essere riqualificate dal punto di vista ecologico. La prima cosa che magari può venire in mente è la ristrutturazione dei vecchi condomini costruiti attorno agli anni 70, che sarebbe già una gran cosa. Certamente questo si riconduce ad un problema burocratico (siamo in Italia d’altronde), ma non solo. Noi crediamo che il problema principale qua sia la mentalità delle persone, che a differenza dei tedeschi, faticano a vedere l’utilità di un progetto simile. Quindi per prima cosa si dovrebbe studiare bene la proposta da porre ai cittadini. Però sicuramente poter per esempio installare pannelli fotovoltaici e solari sui tetti degli edifici sarebbe utile alla città intera (in primis l’edificio che ospita il liceo Grigoletti potrebbe essere frutto di questo tipo di installazioni).
Il territorio di Pordenone poi, come sappiamo, è ricco di acqua.

Clairy: purificatore d’aria naturale

Anche in questo caso si potrebbe scopiazzare Friburgo, innestando piccole centraline idroelettriche lungo il corso del Noncello per produrre energia pulita. A parere nostro proprio il Noncello dovrebbe essere il fulcro di questa possibile riqualificazione ecologica di Pordenone. Si potrebbe infatti agire lungo gli argini (cosa in parte già fatta), per renderli completamente fruibili al pubblico, e la zona dell’ex cotonifico, bonificandola (sicuramente una bella ipotesi sarebbe quella di ristrutturalo come archeologia industriale, ma nel qual caso non convenisse un intervento del genere si potrebbe demolirlo e sostituirlo con un ipotetico parco naturale).
Pordenone è una città di medie e piccole dimensioni, e proprio per questo potrebbe non essere impossibile (non diciamo che sia facile) riorganizzarla seguendo un modello come quello di Friburgo, potendo diventare a sua volta essa stessa un modello da seguire per altre città italiane. Ma ricordiamo, è prima di tutto fondamentale convincere i cittadini della validità di un possibile progetto di riqualificazione ecologica della loro città, ma soprattutto motivarli a puntare sull’ecosostenibilità, che è il futuro!
Un primo piccolo grande traguardo arriverebbe già se una o due delle persone che leggono questo semplice articolo iniziassero a ragionare in maniera ecologica e sostenibile!

Codice Stradale: quanto ne sanno i pordenonesi?

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Capita molto spesso, in particolare sui social network, di sentire persone che si lamentano del comportamento altrui in strada, indipendentemente dal fatto che siano automobilisti, ciclisti o pedoni. C’è anche chi si lamenta del mantenimento della sicurezza stradale da parte dei corpi appositi (Polizia, Carabinieri, Vigili).

L’Istat periodicamente pubblica i risultati sul’andamento delle infrazioni stradali. Nel 2015 si sono verificati in provincia di Pordenone oltre 196 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato 2 vittime e 230 feriti.
Emerge la classifica dei giorni dove si concentra la maggiore densità di veicoli coinvolti in incidenti stradali: sul podio si posizionano il lunedì (36 incidenti su 196 totali), il giovedì (35 incidenti su 196 totali) e poi il sabato (31 incidenti su 196 totali); si concentrano maggiormente nelle ore serali/notturne.
Gli incidenti stradali in provincia avvengono soprattutto su strade rettilinee, tra più di una autovettura, in particolare con condizioni meteorologiche serene, con un fondo stradale asciutto e con uno scontro “frontale-laterale”.Il mese da “bollino rosso” per chi viaggia su strada, invece, è gennaio: gli incidenti stradali si concentrano proprio in questo periodo; mentre nel 2014 si concentravano nel mese di giugno con un incremento dei veicoli coinvolti già evidente nel mese di maggio. Va ricordato, però, che i dati Istat contano solo i casi in cui sono intervenuti gli agenti, anche se in realtà i sinistri stradali sono di più.

Allora, dopo aver analizzato questi dati, ci siamo chiesti: quali sono gli errori più comuni che commette un automobilista, un pedone o un ciclista? Abbiamo così rivolto la domanda ad alcune persone in centro a Pordenone, che hanno gentilmente accettato di rispondere ad una breve intervista, assieme a delle considerazioni personali.

 

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