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Nove

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Mondiali 2018: la veloce ed affascinante ascesa della Croazia

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Molti italiani sono rimasti affascinati dai risultati ottenuti dalla nazionale croata durante i Mondiali di calcio appena terminati, tanto da sperare nella loro vittoria nella finale contro la Francia. Nonostante la partita sia stata vinta dalla nazionale francese, con il risultato di 4-2, è necessario evidenziare perché il secondo posto ai Mondiali sia un risultato storico per la Croazia.

Non tutti sapranno che la nazionale croata di calcio è  nata meno di 30 anni fa, a differenza per esempio della nazionale italiana i cui esordi risalgono agli inizi del Novecento. La squadra croata giocò contro la Svizzera nel 1940 e successivamente disputò in 16 incontri a partire dallo stesso anno fino al 1944.
Dopo la seconda guerra mondiale la Croazia entrò a far parte della Jugoslavia e la squadra nazionale non ebbe più la possibilità di giocare fino all’indipendenza del 1990, anno in cui ebbe luogo la prima gara ufficiale dopo molti anni contro gli Stati Uniti.
Dal 1995 in poi la Croazia diventò una delle migliori squadre nazionali di calcio del mondo, con la conseguente qualificazione al campionato europeo del 1996. Nessuno avrebbe mai pensato ad un’ascesa così rapida, tanto da arrivare in poco più di vent’anni alla finale dei Mondiali.

Inoltre bisogna ricordare che la Croazia conta poco più di 4 milioni di abitanti, dunque una popolazione minima paragonata a paesi come Italia o Francia. È evidente che per i croati il calcio, e lo sport in generale, è più di un gioco. La Croazia vanta di numerosi sportivi ad alto livello. Non stiamo parlando solo di calciatori, ma anche di tennisti, cestisti e pallanuotisti.
Dunque molti si chiederanno come sia possibile trovare così tanti atleti ad alto livello in un paese così poco popolato. La risposta è semplice: i croati danno molta importanza allo sport e trasmettono valori come l’impegno e la serietà anche ai più piccoli, i quali cominciano molto presto ad allenarsi.
Lo sport in Croazia è servito sicuramente anche per risollevarsi dopo la caduta della Jugoslavia, infatti lo spirito di squadra ha di certo riacceso gli animi del paese.

Gruppo Giovani Imprenditori Confcommercio: perché è importante per i giovani e di cosa si occupa

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Vivere a Pordenone significa anche interessarsi alle associazioni che rappresentano e tutelano le imprese del territorio, come per esempio Confcommercio Pordenone. L’associazione è organizzata in gruppi che rappresentano i diversi settori economici del commercio e dei servizi e inoltre altri due trasversali, quello dei Giovani Imprenditori, più precisamente composto dagli imprenditori del terziario associati under 42, che in provincia sono circa 500, e il gruppo Terziario Donna, composto dalle imprenditrici associate.

Noi ci siamo interessati nello specifico ai giovani imprenditori del territorio, dunque abbiamo deciso di intervistare il presidente Federico Ingargiola.

Sorge spontaneo domandarsi di cosa si occupi il gruppo: esso ha come obiettivi promuovere la formazione imprenditoriale, favorire lo sviluppo delle strutture economiche, assistere gli aderenti nelle attività di tutela e promozione delle imprese, organizzare momenti di confronto pubblico, forum e seminari di studio.
Ci siamo chiesti perché possa risultare interessante per neodiplomati o neolaureati che desiderano aprire un’attività propria, entrare a far parte del Gruppo, e abbiamo scoperto che gli associati possono usufruire di supporto soprattutto per quanto riguarda gli adempimenti necessari per intraprendere un’attività, la gestione della partita IVA, la possibilità di avere dei finanziamenti, i servizi in termini di tenuta paghe e sportello legale e tutto l’aspetto contrattuale di cui le imprese hanno necessità.

Uno dei fini del Gruppo dei Giovani Imprenditori è organizzare attività di formazione, per esempio incontri durante i quali si trattano argomenti come le nuove tecnologie, l’utilizzo dei social media a beneficio delle imprese, il marketing applicato al settore terziario e la gestione di un’azienda.
Un altro obiettivo del Gruppo è rendere i ragazzi consapevoli del fatto che, se possiedono delle idee innovative, non si devono necessariamente fermare all’attività di dipendente ma possono puntare a progetti più ambiziosi, come aprire un’attività in proprio. Per quanto riguarda questo aspetto, sono stati organizzati degli incontri con il format #IDEAS, finalizzati a conoscere dei giovani talenti che sono riusciti a fare impresa guidati dalla passione per la propria attività, come la make up artist Clio Zammatteo e Selene Biffi, fondatrice di Plain Ink, ossia una Onlus che aiuta i bambini e le comunità più bisognose di Afghanistan, India e Italia.

Per entrare in contatto con la realtà lavorativa, il Gruppo ha in programma di organizzare, in collaborazione con il comune di Pordenone, un percorso di Alternanza Scuola-Lavoro specifico per l’imprenditoria, quindi far partecipare dei gruppi di giovani per capire come funziona l’attività di un’impresa in generale e fare degli stage all’interno delle associazioni, del comune o della Camera di Commercio, per avere contezza di cosa sono, come funzionano e perché servono l’INAI, l’INPS, l’F24.

Il Gruppo e la Confcommercio in generale per i giovani fornisce un supporto nelle attività routinarie, impegnative e nuove che si presentano al momento dell’apertura, dunque anche una formazione circa gli oneri che impegna la partita IVA.

Anche per chi è interessato ad aprire una start up nel settore terziario o dei servizi può convenire aderire ad un’associazione di categoria, poichè pagando una quota associativa annua possono usufruire di numerosi servizi e condizioni agevolate.
Lo stato e la regione contribuiscono a riconoscere dei progetti innovativi attraverso dei bandi, mettendo a disposizione delle somme notevoli.

Concludendo, oggi giorno esistono molte possibilità soprattutto per i giovani, i quali possono essere affiancati e godere dell’aiuto di istituzioni. In questo modo, esse aiutano a dar voce e materializzare le idee di possibili giovani nuovi imprenditori.

Digitalizzazione a scuola: badges e altre novità

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L’anno scolastico appena terminato ha riservato molte novità in campo digitale, introdotte dalla legge 33/2013 riguardante la digitalizzazione delle informazioni della pubblica amministrazione; molte scuole hanno iniziato ad utilizzare il registro elettronico online, includendo tra le funzionalità la visualizzazione delle circolari, ora non più cartacee. Questo però é solo un primo passo verso un’amministrazione digitale più trasparente ed efficiente.

Avendo assistito all’installazione di due totem all’interno del nostro liceo, di cui uno interattivo e un altro più piccolo ma con le stesse funzionalità, ci siamo domandati quale fosse la loro funzione e quali agevolazioni e vantaggi apporteranno. Abbiamo chiesto alcune informazioni a chi di competenza per comprendere meglio come saranno utilizzati effettivamente.
Dunque dal prossimo anno verranno introdotti i bagdes per il riconoscimento da parte degli operatori scolastici e degli insegnanti, al fine di tutelare gli studenti stessi, i quali dovranno tenerlo visibile in modo da individuare eventuali persone esterne alla scuola. I bagdes esibiranno la foto, il nome e il cognome dello studente e la classe a cui appartiene, ma nessuna informazione sensibile. Inoltre i due totem saranno in grado di rilevare i badges in un raggio di circa 20 metri, registrando così la presenza.
Questo sistema di registrazione verrà testato all’inizio del prossimo anno scolastico e molto probabilmente necessiterà di un ulteriore controllo in classe da parte dell’insegnante, anche nel caso in cui lo studente si sia dimenticato il badge. In aggiunta i totem registreranno le entrate posticipate e le uscite anticipate per velocizzare le tempistiche.
Questo sistema telematico è legalizzato e le informazioni raccolte saranno accessibili per eventuali controlli di sicurezza. Inoltre questo metodo preparerà gli studenti ad approcciarsi al mondo del lavoro, perchè in molte aziende attualmente si utilizzano dei cartellini elettronici e in futuro ci saranno sicuramente altre innovazioni tecnologiche in campo lavorativo.

Un’altra novità riguarda l’introduzione del libretto web che sostituirà l’attuale libretto cartaceo e servirà ai genitori per giustificare i ritardi e le assenze direttamente online. Per questo motivo le famiglie degli studenti saranno invitate a utilizzare maggiormente i servizi digitali che la scuola offre, che mirano a velocizzare le procedure, verso una scuola più digitalizzata ed efficiente.

Università: ma quanto costa?

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Al giorno d’oggi scegliere una facoltà e iniziare a seguire un corso di studi all’università significa anche interessarsi e informarsi sulle spese da sostenere durante questo percorso.  Affrontare le spese quotidianamente e gestirsi economicamente  sono aspetti con cui si deve convivere, ecco dunque che subentra l’interesse dei genitori nel responsabilizzare i propri figli sulla  gestione e sull’utilizzo consapevole  in modo che si rendano conto del grosso peso che il denaro  ha nella società odierna, soprattutto se il ragazzo in questione deve intraprendere la nuova esperienza universitaria.
Dunque abbiamo analizzato gli aspetti cardini riguardanti i costi della vita media di un universitario in Italia da tenere a mente.
Le spese maggiori che uno studente deve sostenere sono, a discapito di ciò che la maggior parte delle persone pensa, i costi relativi al vitto e all’alloggio al di fuori della propria realtà abitativa. I costi variano notevolmente in base alla tipologia di università, cioè pubblica, privata e d’eccellenza.

Quest’ultima mediamente non richiede spese aggiuntive in quanto è l’università in sé a coprire i costi e fornire vitto e alloggio; gli studenti, infatti, per accedervi vengono sottoposti ad un test d’ingresso di selezione.
Chi invece decide di seguire un corso presso un’università pubblica, deve sapere che la prima retta, in generale, ha un costo fisso uguale per tutti gli studenti che varia in base al polo universitario di appartenenza. La seconda retta dipende da diversi fattori, quali il merito, il valore ISEE (in base al reddito della famiglia), la tipologia di corso e i meriti ricevuti.

 

Gli studenti che frequentano università private devono far fronte a spese maggiori poiché queste normalmente garantiscono una formazione più varia, completa e di ottimo livello e l’accesso è limitato. La prima rata, relativa ai corsi di laurea con importo dei contributi stabiliti in misura fissa, può variare da 2500 a 4500€, ma talvolta il contributo viene calcolato sul reddito familiare.
Chiaramente quando si decide il corso da frequentare, ci si imbatte anche nella scelta dell’alloggio, che può essere in appartamento, spesso condiviso, in collegio o eventualmente a casa propria nel caso dei pendolari, che, frequentando un’università a una distanza percorribile quotidianamente, hanno da sostenere solo i costi di spostamento.
Vivere in un appartamento comprende le spese per l’affitto e le bollette; naturalmente i costi variano da città a città, ma possiamo affermare che in media si aggirano tra un minimo di 200€ ad un massimo di 500€ al mese. Ricordiamo che il costo effettivo dell’affitto dell’appartamento può essere spartito tra i coinquilini e quindi risultare più conveniente e comodo al singolo studente.


Anche in alcuni collegi, che in generale comportano un costo più elevato, che può essere superiore a 10.000 € all’anno poiché offrono servizi aggiuntivi, come il servizio di pulizie e la possibilità di consumare i pasti in una mensa, è possibile condividere la stanza con altri studenti.
È importante tenere a mente che se si vive in appartamento, oltre all’affitto, si aggiungono i costi del vitto, cioè di alimentari per la sussistenza, che ammontano mediamente a circa €80 a settimana.
Inoltre, ci sono da considerare i costi dei mezzi pubblici urbani, come autobus, tram e metro per tutti gli studenti frequentanti. Anch’essi variano da città a città, ma per esempio il prezzo di un carnet di 10 biglietti per l’autobus ammonta a circa €13, invece per chi sceglie l’abbonamento mensile i costi si aggirano intorno ai €25/30.

Abbiamo analizzato i costi totali di un anno di studio in 3 città italiane: Milano, Padova e Bologna.

Considerando la prima e la seconda rata delle tasse universitarie (delle universitá pubbliche) del corso di lettere di Milano, Bologna e Padova, i dati rilevati mostrano che la prima rata ammonta a circa 200€ a Milano, 156€ a Padova e 164€ a Bologna. Per quanto riguarda la seconda rata, e prendendo come esempio un reddito medio annuo di 30000€, non abbiamo riscontrato grandi differenze tra le varie città, poiché a Milano il costo é di 2000€, a Padova 1872€ e a Bologna €1953.
Dunque abbiamo constatato che, prendendo in considerazione città diverse, le tasse mantengono valori simili e potremmo dedurre che sono altri fattori ad influire nelle spese di una famiglia.
Uno di quasti fattori è sicuramente l’affitto, irrilevante per gli studenti che vivono con la propria famiglia e studiano in una cittá che è già sede di ateneo; al contrario chi studia fuorisede deve far fronte alle spese d’affitto: valutando gli appartamenti con camera doppia, abbiamo riscontrato dei prezzi al mese simili, precisamente 400€ a Milano, 250€ a Padova e 270€ a Bologna.
Un altro aspetto fondamentale da tenere a mente è il vitto, che in tutte e tre le città considerate ammonta all’incirca a 400€ al mese.
Per quanto concerne l’utilizzo dei mezzi pubblici urbani, un abbonamento mensile a Milano costa circa 35€, mentre a Padova e a Bologna varia tra 26 e 27€.

Dunque, tirando le somme, un anno di studi universitari a Milano viene a costare intorno ai 16.500 €, mentre a Padova 12.300 € e infine a Bologna 12.700 €.

In conclusione è evidente che sostenere i costi di uno studente universitario per una famiglia comporta un impegno non indifferente. Appare chiaro che le spese per la famiglia variano notevolmente in base al corso di studi scelto e alla città in cui si studia, ma possiamo affermare che la spesa media per una famiglia può aggirarsi intorno ai 15.000 € all’anno.

Ogni ragazzo, ottenuto il diploma deve compiere una scelta importante che condizionerà fortemente il proprio futuro, e bisogna ricordare che la scelta universitaria comporta diversi costi ed esserne consapevoli permette di scegliere nel miglior modo che cosa fare quando ci si trova in procinto di iniziare questa nuova e importante esperienza.

Cioccolateria Peratoner: l’entusiasmo e la dedizione di Giuseppe Faggiotto che hanno portato alla fama

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Cioccolateria Peratoner Pordenone Foto: Arianna Falvo

La cioccolateria Peratoner di Pordenone, in Corso Vittorio Emanuele, vanta di essere tra le più rinomate e conosciute della zona, grazie alla passione del proprietario e mâitre chocolatier Giuseppe Faggiotto. Completamente autodidatta, dopo aver lavorato in una gelateria di San Donà di Piave, sua città natale, ha realizzato il suo sogno sostenendo che per questo tipo di lavoro studiare serve, ma “intingere le mani” è ancora meglio. Siamo andati ad intervistarlo nel laboratorio dove vengono prodotte le sue creazioni per saperne un po’ di più sulla storia della cioccolateria, sulla sua esperienza e sulle opportunità che la attività riserva ai giovani d’oggi.
La pasticceria nasce da “una promessa che ho fatto a me stesso quando avevo 18 anni”, dice Faggiotto. L’entusiasmo crescente e la dedizione sono stati i mezzi fondamentali per la realizzazione della sua attività, che lo hanno portato alla ricerca e alla scoperta di sapori nuovi e all’elaborazione della sua cioccolata, la cui fama ha raggiunto le più importanti città d’Europa come Vienna e Londra.

La sala interna della caffetteria ha un arredamento particolare. Perchè è stato scelto questo tipo di arredamento?
É semplice rispondere perchè io, alla fine, l’ho trovato com’era. Penso però di averlo migliorato. Possiamo dire, parlando di Pordenone, che è l’unico locale che ha la targa oro e l’unico locale dove sono presenti ancora gli arredi risalenti al 1800, che non ho assolutamente tolto, anzi ho mantenuto e curato; per esempio, il bancone è di fine ‘800 e sono presenti ancora i tavolini piombati sempre risalenti a quel periodo. L’abbiamo lasciato così com’era, quindi questa particolarità era presente gia 140 anni fa.

Come avete visto cambiare Pordenone nel tempo? Lei pensa che la città nell’ultimo decennio si sia sviluppata? Se sì, in quale ambito?
Beh, questa è una nota dolente. Se parliamo singolarmente, Peratoner è in crescita, come è sempre cresciuta, e non ha mai fatto meno. La differenza la fa, purtroppo, il sistema Italia che non ti aiuta, non ti agevola, non riesce ad accantonare alcuni interessi per investire… Chiamiamolo ”vivacchiare”. Potremmo fare molto di più, ma la città è una piccola provincia dove si scontrano diversi punti di vista.
Ho vissuto la crisi che è cominciata nel 2007, ma non me ne sono accorto. Purtroppo abbiamo perso le grandi industrie ma non è certo colpa del pordenonese, ma della crisi mondiale. C’è stata tanta esportazione. Una nota positiva è che si è delineata la scrematura. Non penso che Pordenone cambi sostanzialmente, siamo noi cittadini che dobbiamo cambiare; però la città rimarrà così; l’artigianato si vedrà un po’ più avanti. Il lavoro reale manca in questo momento a Pordenone, manca l’artigiano appunto. Putroppo siamo tagliati fuori completamente dall’industria; una volta c’era la via del sale, adesso la via del sale non c’è più e la via industriale nemmeno. Ecco perchè è bello quello che noi facciamo qui, è bello avere la concorrenza che ci fa crescere. In questa città purtroppo non abbiamo la vera e propria concorrenza, quindi la cerchiamo sotto il punto di vista regionale e internazionale.

Quali sono le difficoltà, i vantaggi e gli svantaggi nel gestire la pasticceria Peratoner a Pordenone rispetto al Caffè degli Specchi a Trieste?
É una cosa strana perchè siamo in Italia, nel senso che Pordenone è una cittadina, Trieste è capoluogo. Il vantaggio di quest’ultimo è che c’è molto turismo, quindi penso che la bravura sta nel poterlo far funzionare, perchè vuol dire che sei sul pezzo, sei lì e capisci le esigenze del turista. Se uno viene a Pordenone capisce che la ”mamma” è Caffè degli Specchi. Qui c’è questo andare lento, molto soft, invece a Trieste è tutto un rincorrersi, la vita è molto più frenetica e la difficoltà sta nell’impresa. I problemi possono essere di natura economica, personale, o dei dipendenti. Il segreto sta nell’organizzazione, poichè a Trieste ci sono 40 persone che lavorano e gestirle non è semplice. Quindi devi assolutamente mettere in piedi il sistema managerialmente, mentre a Pordenone è tutto più familiare. Sono due difficoltà ben diverse ma è bello perchè quando capisci le due realtà penso che queste, ti facciano crescere l’azienda.

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